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Il Grande Torino

di Claudio Bonivento
Italia, 2004, 120'

Film tv in costume, 1940-1950.

Il nostro racconto ha per protagonista Angelo, un adolescente del sud Italia, un ragazzo come tanti, che vuole diventare un campione di calcio. Angelo, con la sua famiglia, si trasferisce dal sud a Torino, studia e lavora per aiutare la famiglia. Vuole comprarsi un paio di scarpe vere da calcio. Intanto gioca nella squadretta del liceo ed è tifoso del Torino, la squadra più forte. Il suo mito. Del Torino conosce tutto, sa a memoria la formazione (Bagicalupo, Ballarin, Maroso...), i risultati di tutte le partite, le gesta di tutti suoi i campioni.

Il suo sogno è entrare nella formazione giovanile del Torino. I suoi non vogliono. I giocatori a quel tempo hanno ingaggi ben più modesti di quelli a cui ci hanno abituato i campioni di oggi, pur essendo benestanti. Angelo fa di tutto e riesce ad ottenere un provino da capitan Mazzola. Non va male "poca tecnica, ma molto talento" è il giudizio che ne riceve. Sembra che il sogno stia per realizzarsi. Per Angelo comincia una nuova vita. Per mantenersi, per essere autonomo, trova vari lavori come fattorino, operaio, commesso. Fa spesso il turno di notte per non perdere gli allenamenti e, nonostante la fatica, non manca una volta in campo e neanche a scuola. Comincia a conoscere bene i suoi miti, con qualcuno stringe un rapporto di amicizia. Frequenta il bar Vittoria, che Gabetto e Ossola hanno aperto nel centro della città.

Conosce Susanna, la figlia del direttore tecnico del Toro, Erbstein. Nasce una storia d'amore. È il grande amore della sua vita. Angelo comincia a non vedere più così lontano il momento in cui il suo sogno potrà realizzarsi: giocare in prima squadra, allo stadio Filadelfia, avere gli occhi del pubblico puntati addosso, sentire l'incitamento dei tifosi.

ll Torino si avvia a vincere il suo sesto scudetto. Mancano solo quattro partite alla fine del campionato. C'è da giocare una amichevole con il Benfica da disputarsi a Lisbona. Valentino Mazzola insiste per andarla a giocare a tutti i costi, il presidente Novo non è d'accordo, prima si deve finire il campionato. Ma è una promessa fatta da Mazzola al suo amico Ferreira, capitano del Benfica che smette di giocare. Il presidente acconsente. E questo è il destino. Al ritorno da Lisbona, in un pomeriggio di pioggia, l'aereo che riporta la squadra si schianta contro la collina di Superga, ai piedi della basilica. In quell'istante sembrano scomparire speranze, affetti, amicizie. È lutto nazionale.

La Federazione Gioco Calcio, su proposta di tutti i club, decide di aggiudicare d'ufficio lo scudetto al Torino. Il presidente Novo si rifiuta. La sua squadra giocherà comunque le quattro partite che mancano mandando in campo la squadra dei ragazzi. Gli avversari decideranno anche loro di schierare le formazioni giovanili. In quattro partite i ragazzi del Toro sanno conquistarsi quattro vittorie e in quelle partite il nostro Angelo, con la maglia numero 10 di Valentino Mazzola, nel suo stadio, il Filadelfia, realizza il suo sogno.

 Diventando regista, dopo aver realizzato come produttore una cinquantina di film per il cinema, ho voluto dirigere questo film per la televisione,ritenendola la collocazione più idonea al film che avevo in testa.
A questo genere di storia solo la TV, oggi, può offrire una divulgazione che può arrivare, spero,a un pubblico più vasto rispetto a quello cinematografico. Questo è un film (in due parti) dedicato alla memoria di una delle leggende sportive del dopo-guerra; Coppi, Bartali, gli Olimpionici del 1948 a Londra, come dice Michele Placido all'inizio del film.
Penso non sia mai consigliabile raccontare il proprio film. Vedere, secondo me, è meglio che spiegare. Ma visto che mi viene istituzionalmente richiesto, non mi voglio sottrarre e proverò a sintetizzare un anno di lavoro. Questo è il tempo trascorso dalla stesura della sceneggiatura - scritta da Roberto Jannone e Grazia Giardiello insieme a me - alla consegna alla RAI del film finito.

Preziosi sono stati i suggerimenti di Italo Cucci, Gian Paolo Ormezzano, Francesco Valitutti insieme a quelli di Franco Ossola, figlio del formidabile attaccante del "Grande Toro" e autore con Renat Tavella del libro "Il romanzo del GrandeTorino", dal quale sono stati tratti alcuni fatti realmente accaduti. Il film è anche un ricordo di mio padre, nato a Fiume nel 1920, compagno di scuola e di squadra (il Leonida) di Ezio Loik - uno dei giocatori più rappresentativi del GrandeTorino.

Il racconto viene portato avanti, sotto forma di intervista, da Angelo Di Girolamo (Michele Placido) che ricorda quando arrivò con la sua famiglia a Torino, nel lontano 1947 da Casoria, un paese del Sud dell'Italia. Ciro Esposito è l'attore che interpreta Angelo Di Girolamo da giovane. Secondo me sarà la grande sorpresa-rivelazione del film. La sua è una prova eccellente,all'altezza di quelle degli attori più noti che lo circondano. Il nostro protagonista affronta con forza tutte le difficoltà immaginabili nella realtà dell'epoca. Dall'inserimento nella quotidianità della scuola, del lavoro, ai rapporti con i coetanei e con tutte le persone che incontra.
Non era facile per una famiglia di immigrati rapportarsi a un modo di vita così diverso. Il ragazzo,oltre a essere tifoso del "Toro", gioca molto bene a pallone e per una casuale circostanza ha la fortuna di incontrare proprio Valentino Mazzola (Giuseppe Fiorello) il capitano, la guida, il leader di quella irresistibile e meravigliosa squadra che era il Torino di quei tempi. Nonostante il calcio sia oggi profondamente cambiato, sia in campo che fuori, alcuni record raggiunti dagli "Invincibili" (così erano definiti) resistono ancora oggi.

Molte persone però prendono a ben volere il nostro Angelo: il presidente del Torino Ferruccio Novo (Remo Girone), Susanna (Katy Saunders) una ragazza che si innamora di lui, figlia di Ernesto Egri Erbstein (Massimo Popolizio) direttore tecnico della squadra, che rivoluzionò il modo in cui si era giocato al calcio fino ad allora, passando dal "metodo"al"sistema", l'antenato di tutti i moduli e di tutte le tattiche calcistiche "inventate"successivamente negli anni. La vera figlia di Erbstein, SusannaEgri, ballerina classica di fama mondiale, è presente nel film in un cameo nel ruolo di una maestra di danza. Mirella(Gabriella Pession) dirimpettaia della famiglia Di Girolamo. Zoso (Mauro Marino) il custode dello stadio Filadelfia, permette per la prima volta ad Angelo di assistere da bordo campo a una partita del Torino. E' l'inizio dell'avventura. E di un grande sogno.

Ecco, sì, proprio così. Questo è anche un film avventuroso.
Angelo vive con la sua famiglia,il padre Giuseppe (Gaetano Amato), durissimo con i suoi e con se stesso contrapposto alla madre Anna (Tosca d'Aquino) che fa' di tutto, con la sua dolcezza ma anche con forte carattere,per proteggere il marito e i suoi figli, il fratello di Angelo Pasquale (Fausto Verginelli) e la sorella Rosa (Alessandra Mastronardi). Proprio mamma Anna salverà involontariamente la vita ad Angelo.

Durante il film,con gli occhi di Angelo, viviamo la scoperta di mille nuove realtà che fino ad allora erano sconosciute e che stavano nascendo intorno a noi italiani proprio in quegli anni. Ritornava la speranza,la voglia di sognare. Ma a quale prezzo Angelo vede realizzarsi il suo di sogno? Angelo perderà nella tragedia di Superga, 4 Maggio 1949, tanti amici che erano diventati la sua seconda famiglia.

Lo avevano aiutato a crescere : Eusebio Castigliano (Francesco Venditti), Romeo Menti (Andrea Golino),Valerio Bacigalupo (Gian Felice Facchetti), Mario Rigamonti (Max Parodi), Guglielmo Gabetto (Massimo Molea), Ezio Loik (Antonio DeMatteo), Franco Ossola (Gualtiero Burzi), Virgilio Maroso (Francesco Gisotti), Giuseppe Grezar (Gian Paolo Gambi), Danilo Martelli (Fabrizio Croce), Aldo Ballarin (Marco Bonafaccia), Dino Ballarin (Matteo Taranto) e in testa capitan Valentino Mazzola (Giuseppe Fiorello).

Una piccola nota tecnica a margine: i giovani attori sopra citati fra parentesi che hanno interpretato i calciatori, risultano molto efficaci anche nelle scene di calcio giocato dove non hanno avuto bisogno di controfigure.

Claudio Bonivento

RegiaClaudio Bonivento
SoggettoRoberto Iannone, Grazia Giardiello, Claudio Bonivento
SceneggiaturaRoberto Iannone, Grazia Giardiello, Claudio Bonivento
FotografiaEmilio Loffredo
MontaggioAntonio Siciliano
ScenografiaMaria Luigia Battani, Carlo De Marino
CostumiBruna Parmesan e Alessandra Di Battista (Costumiste). Cristina Audisio (assistente ai costumi); Sartoria Anna mode (Pompei).
Musica originalePino Donaggio
SuonoFabio Santesarti
OperatoreVladislav Boyadjiev (ProTools operator), Andrea Faustinella (boom operator).
Effetti specialiStefano Marinoni, Federica Nisi, Paola Trisoglio
Aiuto registaAngelo Vicari
CastingBeatrice Kruger. Lorella Chiapatti.
Altri creditsEmanuela Carozzi (locatation manager). Attilio Moro (unit credit). Alessandro Salvatori (dialog editor). Fabio Santesarti e Francesco Vallocchia (sound mixer); Marco Streccioni (sound engineer); Mario Struglia (sound assistant). Marco Montanaro (macchinista).
InterpretiGualtiero Burzi (Franco Ossola), Tosca D’Aquino (Anna), Ciro Esposito (Angelo), Giuseppe Fiorello (Mazzola), Remo Girone (Novo), Alessandra Mastronardi (Rosa), Michele Placido (Angelo), Fausto Verginelli (Pasquale), Katy Louise Saunders (Susanna), Gaetano Amato (Giuseppe), Massimo Popolizio (Erbstein), Fabio Poggiali (Ussello), Francesco Venditti (Castigliano), Antonio De Matteo (Loik), Gianfelice Facchetti (Macigalupo), Mario Parodi (Rigamonti), Fabrizio Croce (Martelli), Marco Bonafaccia (Aldo Ballarini), Matteo Taranto (Dino Ballarini), Massimo Molea (Gabetto).
Produzione esecutivaRoberto Di Coste
ProduttoreMassimo Martino per Goodtime srl. Fabrizio Zappi (Produttore Rai)
CoproduttoreRai Fiction
ProduzioneGoodtimes Enterprises (Roma)
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte
Assistente alla regiaElaine Henri
Festival - Mercati - Eventi

Prima tv: 25 e 26 settembre 2005 su Rai uno

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