di Diego Anghilante
Italia, 2012, 50' - 60'', sott. ita/ing/fra
Matteo Olivero nasce nel 1879 a Pratorotondo, frazione di Acceglio in valle Maira (Cn). A due anni è già orfano del padre. Nel 1896 la madre vende tutte le proprietà di famiglia per trasferirsi a Torino, dove il figlio può frequentare l’Accademia Albertina. La sua pittura si allontana però presto dall’impianto accademico e si apre all’influenza dell’impressionismo francese, nell’ideale di un approccio diretto con la natura e il paesaggio, dove i valori tonali prevalgano sull’aspetto costruttivo.
Nel 1905 si trasferisce con l’amata madre a Saluzzo, e qui rimarrà fino alla fine dei suoi giorni. I soggetti dei suoi quadri insistono sulle montagne della sua valle e di quelle vicine. Le case, gli alpeggi, le vette, i pascoli, gli alberi, i torrenti, la neve di queste valli rimarranno sempre il vero motivo della sua ispirazione, al punto che l’amico scultore Mérodack-Jeaneau lo definisce “le pentre de la neige”. Ma nelle opere di Olivero si trovano a volte anche gli “umili” che abitano queste valli, raffigurati nei lavori quotidiani o nei costumi festivi tradizionali. Questi quadri assumono anche un valore storico e antropologico, perché rappresentano una civiltà contadina occitana scomparsa da tempo e alla quale Olivero appartiene pienamente. Nel 1930 muore a 86 anni la madre. Il figlio non riesce a riprendersi da questa perdita e i disturbi nervosi si fanno sempre più gravi. Si suicida il 28 aprile 1932 gettandosi da un abbaino.
Il film-documentario intende presentare l’opera e la vita di questo singolare pittore. In un territorio che aveva già conosciuto, nel Marchesato di Saluzzo del ’400, una grande stagione artistica attraverso il gotico-romanico delle chiese alpine e frescanti come Pietro da Saluzzo, i fratelli Biasacci, il Baleison, il Canavesio o il Clemer, Matteo Olivero rappresenta il ritorno ad un’arte di respiro internazionale, capace di confrontarsi con i grandi maestri dell’Impressionismo o con il Divisionismo “alpino” di Segantini. Anche lui però, come quasi tutti i pittori del Marchesato, non è un ospite temporaneo di queste vallate di lingua occitana ma le esprime dal di dentro, in una simbiosi con i paesaggi montani, con i luoghi e con la gente che li abitano e lavorano che soltanto uno sguardo “locale” può raggiungere.
Egli pagò questo radicamento alla sua terra e la distanza dai centri culturali maggiori, venendo bollato come “provinciale” e di conseguenza escluso da alcuni importanti appuntamenti artistici. Se a questi motivi di amarezza si aggiungono l’attaccamento vivissimo alla madre, le malattie nervose e il suicidio si delinea una biografia “romantica” che ben si presta ad essere raccontata a fianco delle sue opere migliori.
| Regia | Diego Anghilante |
| Soggetto | Diego Anghilante |
| Sceneggiatura | Diego Anghilante |
| Fotografia | Ezio Gamba |
| Montaggio | Salt & Lemon - Diego Anghilante |
| Suono | Vito Martinelli |
| Direttore di produzione | Teresa Totino |
| Organizzatore generale | Teresa Totino |
| Produzione esecutiva | Giorgino Cesano |
| Produttore | Espaci Occitan |
| Produzione | Associazione culturale Espaci Occitan (Dronero, CN) |
| con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (Piemonte Doc Film Fund - Fondo regionale per il documentario - sviluppo dicembre 2010) | |
| Contatti | Teresa Totino |
| teresa.totino@libero.it |