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A sud di Pavese

(To the South of Pavese)

di Matteo Bellizzi
Italia, 2013, 85', sott. Inglese

A cento anni dalla nascita di Cesare Pavese, uno dei più grandi scrittori italiani del ‘900, scopriamo come un poeta non passa invano, ma lascia un’eredità profonda e viva nella quotidianità delle persone. Nel 1935 Pavese fu spedito al confino dal regime fascista a Brancaleone Calabro all’estremo sud d’Italia a 1.500 chilometri di distanza da Torino e le Langhe, i luoghi della sua vita. Dopo 70 anni un intero paese si mobilita tra cerimonie ufficiali e profonde passioni letterarie: gli anziani che conobbero Pavese offrono i loro ricordi per ricostruire gli otto mesi di confino del “professore” mentre un gruppo di giovani prepara uno spettacolo teatrale sulla vita di Pavese. La sfida è di poterlo rappresentare in Piemonte, il luogo che custodisce le origini del mito pavesiano. A sud di Pavese riporta uno scrittore a “misura d’uomo” in un racconto corale tra memoria e militanza poetica per trovare un volto diverso della provincia italiana tra la Calabria ed il Piemonte.

«Un anniversario ha il sapore di una presenza, è una ricorrenza che riporta qualcosa ad un punto d’inizio. Sono passati cento anni e cento ne avrebbe Cesare se non ci fosse stato quell’agosto del ‘50. Certo i libri non se ne vanno e di Pavese rimangono le sue parole e poi tutti i commenti e i “pettegolezzi” che non voleva nascessero. Cosa possiamo fare dunque oggi con quella letteratura, cosa rimane della sua eredità? Nel 2000 feci una ricerca in Langa, lessi tutte le poesie di Pavese e poi me ne andai per le campagne con un fotografo. Non serviva avere memoria attiva dei rimandi alle letture, i nostri occhi sembravano più bravi di noi a ricordare, a selezionare, a scavare veloci fino a trovare un punto di contatto tra poesia e realtà, tra Pavese e la Langa adesso. Ne venne fuori “Filari di vite”, un breve lavoro frutto di setaccio, una collezione di volti e voci di quei contadini che sembravano impastati di terra e vino, che avevamo filmato con l’idea tutta pavesiana di “raccontare l’uomo come si racconta un paesaggio”. Quell’anno erano 50 anni dalla morte del poeta e non ci fu, per quanto mi riguarda, miglior modo per ricordarlo. Ritorniamo quindi a cercare le nostre storie là dove Pavese ha trovato le sue, come se ci avvicinassimo ad una sorgente ancora attiva. Certo ogni cosa è mutata ma se troviamo la direzione, la lente, forse potremmo vedere meglio perché non vedremmo da soli» (Matteo Bellizzi)

RegiaMatteo Bellizzi
SoggettoMatteo Bellizzi
SceneggiaturaMatteo Bellizzi
FotografiaAndrea Vaccari
Musica originaleYo Yo Mundi
SuonoVito Martinelli, Angelo Galeano
Aiuto registaElisa Ravarino
Altri creditsElena Filippini (amministrazione)
Direttore di produzioneAlice Clementi
Produzione esecutivaStefano Tealdi
ProduttoreEdoardo Fracchia
ProduzioneStefilm International
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (Piemonte Doc Film Fund - Fondo regionale per il documentario - produzione aprile 2007) e del Programma MEDIA della Comunità Europea
Festival - Mercati - Eventi

(in sviluppo) Documentary in Europe Workshop Bardonecchia (Pitching Forum 2007) - Giornate Europee del Cinema e dell’Audiovisivo

ContattiStefilm International (Edoardo Fracchia)
Emailedoardo@stefilm.it
Webwww.asuddipavese.it

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