Con i suoi muri sporchi di grasso e i suoi vecchi macchinari, IMPA è la più antica "fabrica recuperada" argentina. IMPA è una città, nel cuore di Buenos Aires.

La fabbrica, negli anni ’50, conta 5000 operai. Nel 1998, al momento dell’occupazione, i lavoratori sono un centinaio, oggi sono circa 50. Da subito parte l’idea di condividere gli sconfinati spazi lasciati vuoti dalla fabbrica con il quartiere che la ospita, Almagro. IMPA diventa un propulsore di socialità, cultura, educazione. Mentre la produzione di manufatti in alluminio prosegue, all’interno di Impa nascono un centro di formazione, una università popolare, una radio e una tv comunitarie, due compagnie teatrali, un ambulatorio medico.

A questi esperimenti si affiancano decine di laboratori, palestre, gruppi di danza, musica e arte.

Fondata sulla partecipazione volontaria, Impa vive una quotidiana condizione precaria, perché si trova sotto il rischio di essere spazzata via da uno sgombero giudiziario. Convive con la costante possibilità di perdere tutto.

Il film tratteggia un affresco corale di questo formidabile esperimento, attraverso tre storie.

 

L’intento del film è restituire la complessità e la fragilità di una fabbrica occupata come IMPA.

IMPA era un esperimento, ora è una realtà stratificata, di cui mi interessa mostrare i meccanismi profondi di funzionamento e relazione.

Tre storie esemplari attraversano IMPA, immerse nella vita di questo scenario unico. Sono quelle di Kike, Laura e Murua.

Kike lavora nella fabrica e al tempo stesso è regista teatrale di una compagnia attiva in IMPA; Laura insegna al bachillerato (centro di formazione); Murua è dirigente della cooperativa. Queste tre storie  raccontano IMPA nel suo carattere profondo.

I personaggi sono accomunati dal ruolo che ricoprono: sono individui al centro di un gruppo, sempre sotto lo sguardo della loro comunità, condizione estremamente interessante da esplorare dal punto di vista drammaturgico e visivo.

Il dispositivo ideale per questo tipo di rappresentazione è l’osservazione partecipante, per accompagnare con empatia e discrezione i personaggi nelle loro vicende.

Regia
Diego Scarponi
Soggetto
Diego Scarponi
Sceneggiatura
Diego Scarponi
Fotografia
Leonel Pazos Scioli
Montaggio
Alejandro Maly, Lorenzo Martellacci
Suono
Santiago Pafundi
Altri credits
Francesca Cirilli (Post-produzione), Giovanni Corona (Montaggio suono), Alessandro Ingaria (Supervisione al montaggio)
Organizzatore generale
Paolo Bosio, Marina Zeising
Produzione esecutiva
Paolo Bosio, Marina Zeising
Produttore
Paolo Bosio, Marina Zeising
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Fund - produzione giugno 2018