Mauro è un infermiere cinquantenne romano, uno di quelli che pur di condurre un'esistenza “normale” è costretto, come molti, ad arrangiarsi pur di “arrotondare”. E ci riesce abbastanza bene. Non ha famiglia, non ha nessuno, il suo unico e vero amore è la sua Stationwagon, nuova fiammante, che è riuscito a comprarsi con i risparmi di una vita. Per fare un favore al suo primario ospedaliero, Mauro accetta di accompagnare un bambino, entrato clandestinamente in Italia, dalla Puglia fino a Chiasso, dove sarà probabilmente preso in adozione da una famiglia svizzera. Ma Mauro si rende conto ben presto che in quell'accompagno c'è qualcosa di strano. Tanto per cominciare, a fare il viaggio con loro c'è anche Rollo, una specie di energumeno con qualche problema di ritardo mentale, che non perde un'occasione per attaccare briga con chiunque gli si presenti davanti. E poi, stranamente, anche il primario che gli ha chiesto il favore risulta introvabile al telefono. Il viaggio va avanti all'interno di un’Italia sconosciuta, popolata di extracomunitari, clandestini, malviventi che cercano, ognuno a modo suo, di arrangiarsi. La Stationwagon di Mauro esce fuori eroicamente da mille asperità, e non solo di natura geologica. Nel momento in cui Rollo rapisce una prostituta albanese, e la costringe ad unirsi a loro, Mauro si rende conto che forse la destinazione del bambino non è quella che lui credeva. Ma ormai anche Mauro ha saltato il fosso dell'illegalità, si è compromesso, ed è difficile per lui tornare indietro. E così il gruppo formato da lui, da Rollo, dal bambino, dalla prostituta albanese e da sua figlia di pochi anni, a bordo della Stationwagon, avanza fino al confine con la Svizzera, mentre Mauro si chiede in che modo potrà salvare il bambino, e forse anche sé stesso, dal loro destino.
«L'idea di questo film nacque nel 1990, quando facevo ricerche per un documentario sulla criminalità giovanile pugliese. […] A differenza della mafia siciliana, uno dei business che i mafiosi pugliesi non disdegnano di controllare, d'accordo con i loro colleghi dei paesi d'origine, è il traffico di bambini, in tutti i suoi aspetti, anche quelli più raccapriccianti. Quello che mi sconvolse, ai tempi delle mie ricerche, fu l'assoluta naturalezza con cui alcune persone intervistate parlavano di quello che facevano, o di quello che avevano visto fare ad altri. O anche solo sentito dire, da altri. 
Questa naturalezza, questa italica noncuranza, mi sembrò allora, e continua a sembrarmi, qualcosa su cui riflettere. Ho pensato che il modo migliore per comunicarla, per farla conoscere in tutta la sua “normale” efferatezza, fosse quello di rappresentarne proprio la “normalità” con cui viene perpetrata, ogni giorno, all'oscuro di tanti. Di troppi» (S. Reali)
Regia
Stefano Reali
Soggetto
Stefano Reali
Sceneggiatura
Stefano Reali, Laura Ippoliti
Fotografia
Stefano Coletta. Daniele Musso (fotografo di scena).
Montaggio
Paolo Benassi
Scenografia
Giada Calabria
Costumi
Nicoletta Donin
Suono
Marco Tidu (fonico di presa diretta)
Effetti speciali
Paolo Verrucci, Sergio Cremasco, Andrea Baracca, Giovanni Corridori
Aiuto regia
Enrico Mastracchi Manes
Casting
Morgana Bianco (Capogruppo per la parte piemontese)
Altri credits
Paolo Nanni (aiuto attrezzista preparazione); Nicoletta Pogliano (Aiuto organizzazione scene di massa)
Interpreti
Maurizio Mattioli (Mauro), Valerio Foglia Manzillo (Rollo), Mohamed Ismail Bayed (Eddy), Ana Papadopulu (Elena), Bramati Vanni (Gino), Manrico Gammarota (Porlezza), Claudio Bigagli (Lerry), Gaetano Amato (Camionista)
Produttore
Paola Ermini
Co-produttore
RAI Cinema e Gianlo's Film – Tv
Produzione
Làntia Cinema & Audiovisivi (Roma)
con il contributo del MiBAC e della Film Commission Torino Piemonte
Distribuzione
Istituto Luce
Vendite internazionali
Intramovies
Premi e festival
Giornate Professionali di Cinema 2003: Panorama Salento FilmFestival 2004: miglior lungometraggio