Giorgia ha tredici anni, nuota ogni giorno nella piscina comunale della sua cittadina e vive con l’ingenuità di chi è sospesa tra infanzia e adolescenza. Un giorno, ascoltando i commenti dei compagni, realizza di essere l’unica a non avere ancora il seno. Da quel momento, ciò che era un dettaglio invisibile diventa un pensiero fisso: Giorgia cerca soluzioni ovunque, tra consigli della nonna, ricerche online assurde e finocchi mangiati di nascosto nella speranza che accelerino la crescita. Mettendosi a confronto con le altre ragazze, Giorgia osserva corpi diversi dal proprio e ne resta confusa e incuriosita. Sarà proprio la nonna, mostrandole con dolcezza la propria cicatrice e l’assenza di un seno, a offrirle una nuova prospettiva: crescere non significa inseguire ciò che manca, ma imparare a riconoscere ciò che si è.
Mangia i Finocchi nasce dal desiderio di raccontare un momento fragile e universale: l’attimo in cui una ragazza vede il proprio corpo cambiare. Attraverso Giorgia e i suoi rituali goffi per far crescere il seno, Matilde vuole affrontare con delicatezza le prime insicurezze legate all’immagine che una donna può avere di sé. Ha vissuto anche lei l’ansia del confronto e ad oggi è consapevole di quanto quella pressione sia ancora più forte sulle bambine e ragazze esposte ai modelli imposti da società e media. Il film vuole ribaltare quella prospettiva, mostrando la diversità dei corpi come una ricchezza.
Con un linguaggio intimo ma ironico, immerso negli anni 2000 e nell’acqua della piscina, Mangia i Finocchi racconta la storia di una ragazzina alla scoperta del proprio corpo.