Dopo la morte dell’anziana signora di cui si è presa cura per vent’anni, Doina, 55 anni, badante rumena a Torino, perde non solo il lavoro, ma anche la casa e l’illusione di una famiglia. Spinta dalla sua amica Gina e accompagnata da Lucia, giovane nipote della signora, Doina intraprende un viaggio interiore per ritrovare sé stessa. Un’intera vita da ammassare in due valigie. Per andare dove? Ricominciare da capo sembra impossibile, ma Lucia mostra a Doina che anche una foglia secca può rinascere.
Foglia Secca è il film con cui accetto la mia identità italiana, torinese, pur riconoscendola come adottiva. Ho capito che, dopo aver vissuto in due paesi diversi, non si può scegliere un posto o l’altro senza abbandonare un pezzo di ciascuno. Doina, la protagonista, decide di tornare alle origini, ma non torna la stessa rumena che era partita, ormai anche l'Italia fa parte di lei. Il suo stato d'animo, come il mio e come quello di tanti immigrati, è racchiuso nel termine rumeno “dor”, un sentimento intraducibile che significa dolore di una perdita nel passato ma anche desiderio profondo di recuperarla.