Federica, una grande attrice di teatro, ha un tumore al seno e segue una chemioterapia. Suo marito lavora come volontario in una comunità di giovani in disintossicazione da crack. Per reagire al poco tempo che forse le resta da vivere, Federica decide di fare un laboratorio teatrale con i giovani della comunità. L’incontro tra il mondo di Federica e il piccolo mondo della comunità crea in tutti una deflagrazione. L’improvvisa notizia di una inaspettata remissione, provocherà in Federica sentimenti contrastanti e confusi. Sente in sé un’angoscia inconfessabile, come se la malattia e l’idea della morte le avessero permesso la libertà, e teme che la guarigione possa rigettarla nella prigione della sua vita di prima. Un giovane della comunità, dandole un bacio inaspettato e senza futuro, renderà di nuovo possibile la spensieratezza e l’allegria.

Fin dal primo momento in cui la regista ci ha parlato del progetto che stava iniziando a concepire, siamo rimasti affascinati dall’idea di questo film. I precedenti film di Valeria come Les Amandiers e I Villeggianti partivano da una forte base autobiografica, la cui esperienza veniva rielaborata nel racconto cinematografico e mescolata con la finzione. Questa commistione le ha permesso di esprimersi su temi e mondi che conosceva in modo efficace. Per questo film il percorso è stato inverso e particolarmente originale: si è partiti dalla finzione, o meglio da una autobiografia immaginaria in cui Valeria ha fantasticato su una sua vita parallela in cui rimaneva a vivere a Torino e diventava un’attrice di teatro anziché di cinema. E’ quindi presente una componente autobiografica, tanto che la protagonista sarà interpretata da Valeria stessa, suggerendo allo spettatore che non tutto ciò che vede è frutto di pura fantasia. A ciò si aggiunge che Valeria ha una tragica esperienza diretta sulle dipendenze e sui centri di disintossicazione, sul loro funzionamento e sulle dinamiche psicologiche che caratterizzano i comportamenti degli sfortunati che abitano questi luoghi. Questo dà alla storia un’ulteriore componente di verità, senza nascondersi dietro inutili e superficiali moralismi ma cercando di indagare l’interiorità dei personaggi del film.

Tutto questo è stato inserito in un contesto che esiste realmente, che è il centro di disintossicazione “Centro crisi” facente parte della comunità Abele fondata da Don Ciotti, che Valeria ha più volte incontrato approfondendo così ulteriormente questi temi. Le autrici della sceneggiatura sono Valeria Bruni Tedeschi e la sua sodale coautrice Agnès De Sacy, con la quale ha sceneggiato i suoi precedenti film che hanno avuto una circuitazione internazionale e che hanno partecipato a festival di prima fascia (Venezia e Cannes). Il team di scrittura è impreziosito dalla collaborazione di Valia Santella, che ha recentemente sceneggiato L’arte della Gioia che vedeva la Bruni Tedeschi tra le attrici protagoniste. La storia intreccia realtà e finzione, cinema e teatro, cercando di proporre un linguaggio nuovo rispetto alla commistione di questi elementi. Utilizza una struttura corale del racconto che articola il linguaggio cinematografico in modo da poter spaziare e approfondire i numerosi temi trattati in sceneggiatura.

Regia
Valeria Bruni-Tedeschi
Sceneggiatura
Valeria Bruni-Tedeschi, Agnés De Sacy
Altri credits

Lorenzo Lattanzi (Responsabile sviluppo)

Produttore
Angelo Barbagallo
Produzione
Bibì Film Tv
Con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Film Tv Development Fund - dicembre 2025
Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2026