Ivrea, fine anni ’50. Nella città-fabbrica Olivetti, Victor Ledo (24) è un impiegato invisibile dell’Ufficio Calcolo. Trascorre le sue giornate tra calcolatori e buste paga, trascrivendo file di numeri sui suoi registri, come un computer umano. È il tipo di persona a cui i colleghi si rivolgono per risolvere i problemi, sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. La verità, però, è che a lui quel posto sta stretto. Victor sogna di entrare nella nuova Divisione Elettronica, un reparto all’avanguardia, in cui l’Olivetti sta costruendo il futuro. Peccato che sia accessibile agli ingegneri o a personale altamente specializzato, mentre Victor è solo un perito. Eppure lui quel sogno potrebbe realizzarlo: nascosto tra le mura del suo appartamento sta costruendo un calcolatore elettronico programmabile, contenibile nel perimetro di una scrivania. Victor sta creando il primogenito del computer, ma lo tiene nascosto: ha paura di mostrarsi, ha paura del giudizio degli altri. L’incontro con Allison Hayes (27) intraprendente americana del reparto di Design e Pubblicità, cambia le carte in tavola. Spinta dal desiderio di lasciare anche lei un segno nell'Olivetti - prima che la scadenza del visto la costringa a tornare a casa - Allison convince Victor a mostrare il suo prototipo ad Adriano Olivetti in persona. Victor si occuperà di far funzionare la macchina, lei di renderla elegante e accessibile. I due si mettono all’opera e in pochi giorni danno vita a “Machine Zero”. Ma proprio ora che Victor è ad un passo dal raggiungere il successo, qualcosa comincia ad insinuarsi nella sua vita. Un Uomo con il cappotto nero si materializza insieme alle sue paure, costringendo Victor ad affrontare le sue insicurezze e a convincersi che anche lui merita un posto nel mondo.

Sono uno scrittore e regista cresciuto a Ivrea, in una famiglia che potrei definire “olivettiana”: mia madre nelle risorse umane, mio padre designer editoriale, i miei nonni in catena di montaggio. Da bambino respiravo ogni giorno quell’utopia concreta e sono cresciuto pensando che il lavoro potesse essere comunità e avanguardia. Solo lasciando Ivrea (e poi vivendo a Los Angeles) ho capito quanto quella visione fosse rara. Machine Zero è la mia opera prima e nasce dalle mie origini: è la storia di un ragazzo che, pur tremando, trova il coraggio di uscire dall’ombra e mostrarsi, proprio quando il successo si avvicina e diventa più spaventoso del fallimento. È un film per chi oggi cerca spazio e voce, dedicato soprattutto ai più giovani: per ricordare che anche da un piccolo paese si può immaginare e costruire il futuro. Per questo sarà girato interamente a Ivrea, nei luoghi reali in cui quell’immaginario è nato, con inserti d’archivio e un linguaggio visivo ispirato al design e alle sperimentazioni di Olivetti. La fiaba retro-futuristica si mescolerà alla tensione noir/thriller, in un dialogo costante tra passato e presente, tra utopia e inquietudine davanti al nuovo che avanza.

Regia
Bruno Miotto
Soggetto
Bruno Miotto
Sceneggiatura
Bruno Miotto
Produttore
Produzione
One Man Doing Things
Con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Film Tv Development Fund - dicembre 2025
Ultimo aggiornamento: 01 Aprile 2026