Sandra (62) è pensionata da poco e sogna di vivere finalmente per sé stessa, ma i suoi piani crollano quando sua madre ottantenne si ammala di demenza. Per tenerla al sicuro, installa telecamere in tutta la casa, ma la sorveglianza diventa presto un'ossessione e il desiderio di controllo consuma la sua nuova libertà.
Cam Girl nasce dall'osservazione intima del rapporto tra una madre e una figlia costrette a ridefinirsi quando la demenza irrompe nelle loro vite. Il film affronta un tema universale attraverso una prospettiva originale: quella del controllo tecnologico usato come ultimo tentativo di tenere insieme ciò che sta inevitabilmente sfuggendo. La storia si sviluppa tra due luoghi, due lingue e due culture - la Svizzera francofona e il Piemonte - rendendo fisica e simbolica la distanza emotiva tra le protgagoniste. L'uso narrativo delle telecamere di sorveglianza permette di esplorare la fragilità dello sguardo, l'illusione di poter prevenire la perdita e la trasformazione del legame madre-figlia. Il tono mescola realismo, ironia e momenti di intimità, trovando luce e umorismo anche nei passaggi più dolorosi. Intendo raccontare la demenza senza retorica, né vittimismo, ma con compassione, verità e un punto di vista femminile, che parla di cura, libertà e dei limiti del sacrificio.