Il documentario “Un milione di granelli di sabbia” di Andrea Deaglio, prodotto dalla società piemontese Malfè Film con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Fund, ha vinto il premio come Miglior Documentario Sociale al DOCudì 2026.
Durante la serata conclusiva di DOCudì 2026 presso l'Auditorium Cerulli di Pescara sono stati assegnati i premi e l’associazione organizzatrice ACMA ha assegnato il Premio Miglior documentario sociale al documentario che si è distinto per la tematica sociale più interessante in concorso a "Un milione di granelli di sabbia" del regista torinese Andrea Deaglio.
"Un milione di granelli di sabbia"– che segue il percorso straordinario della psicoterapeuta Eva Pattis Zoja, impegnata in interventi di emergenza e percorsi di superamento dei traumi - ha avuto la sua anteprima mondiale allo scorso Biografilm Festival, è stato il documentario che Film Commission Torino Piemonte ha scelto per le proiezioni Industry promosse dalla settima edizione del TFI Torino Film Industry e ha vinto il Premio Miglior Documentario alla trentunesima edizione del Premio Libero Bizzarri.
Sinossi:
Sul tavolo del suo studio, la psicoterapeuta Eva Pattis Zoja tiene un contenitore di sabbia. La sabbia registra le immagini che le dita tracciano sulla sua superficie, ma non le parole: il trauma psichico è una frattura che impedisce ai sentimenti di emergere e al racconto di fluire. I traumi di pazienti vittime di guerre e di calamità naturali ma anche, forse, il trauma della stessa Eva. Le immagini delle sabbie si mescolano così a quelle della Storia e a quelle della sua vita. Un’indagine interiore, che scava nell’incubo personale e in quello collettivo delle vittime di un genocidio. Perché un trauma non è mai solo una questione individuale: si trasmette fra le generazioni, si riflette nella Storia.
DOCudì, a cura del Festival del documentario d’Abruzzo, giunto sua tredicesima edizione è nato sul modello del “festival diffuso” avendo il suo svolgimento nell’arco di più mesi, con cadenza settimanale, per offrire al pubblico la possibilità di accostarsi alle tante forme di osservazione e di indagine della realtà nelle quali si articola il linguaggio cinematografico documentaristico.